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L’IMMERSIONE SUBACQUEA : UN’ ESPERIENZA SPORTIVA MA ANCHE PSICOLOGICA PDF Stampa E-mail

Guglielmo Campione
Medico Psichiatra, Psicoanalista, Subacqueo.
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"Un uomo mi disse che preferiva fare subacquea nei laghi alpini, piuttosto che nei mari tropicali.
Trovava la vita marina in acqua calda troppo piena di distrazioni, troppo ricca di colori e cose da fare e da toccare.
Per lui, la gioia dell'immersione era avere l'opportunità di vedere dentro se stesso.
Al fine di esaminare il suo carattere aveva bisogno di trovarsi in acque fredde, scure e profonde in cui l'immersione, il semplice respirare sott'acqua erano il fine in sé".

(Ecott T, 2001)


"(...)Vivere la vita come un opera d'arte invece che una risposta caotica ad eventi esterni.
Spesso sentiamo il senso di trascendenza come se i confini del sé si fossero espansi. Il marinaio si sente tutt'uno con il vento, il mare e la barca; il cantante sente un misterioso senso di universale armonia. In questi momenti la coscienza del tempo scompare e le ore sembrano volare via senza accorgersene. Questo stato di coscienza si avvicina a ciò che chiamiamo felicità: è lo stato di Flusso(...)".

(Mihaly Csikszentmihalyi, 1986)


Già dall'età di 8 anni mi divertivo a pescare in apnea e già da allora l'esperienze dell'immersione e dell'introspezione già mi parevano misteriosamente collegate in qualche modo: mi incuriosiva moltissimo notare come nell'immersione subacquea si potesse passare subitaneamente da una dimensione ad un'altra, dal rumore al silenzio, dal muoversi reggendosi sulle gambe e in un peculiare equilibrio, ad un galleggiare in tutt'altra posizione, da una gamma di colori ad un'altra ma soprattutto da quella sensazione beata di essere unito al tutto, di essere appunto immerso, non separato, e guidato dalla concentrazione spontanea e non forzata sul respiro. Solo anni dopo scoprii che quella spontanea tecnica insegnatami da un insegnante collega di mia madre, appassionato sub e mio primo maestro per pescare i ricci e le granseole e per arpionare qualche mormora fra le poseidonie alla profondità, che mi pareva vertiginosa di 3 - 5 metri, aveva qualcosa a che fare con le tecniche yoga e permetteva l'accesso ad un diverso stato di coscienza.

L'esperienza perturbante del "Blu" .

Ricordo molto bene la prima esperienza dell'incontro con il Blu, termine usato dai subacquei per indicare l'immersione senza punti di riferimento se non quello della cima della barca o della shamandura, come si dice in Egitto. La discesa nel blu è considerata un indice di difficoltà nelle immersioni subacquee per via dell'esperienza di disorientamento cui si può andare incontro nella deprivazione di punti di riferimento spaziali e temporali e di gravità, le coordinate che reggono il nostro essere nel mondo terrestre.
Pinneggiavo in snorkeling lungo il perimetro di un faraglione all'isola di Dino in Calabria, quando all'improvviso appena svoltata una punta mi si parò di fronte un abisso celeste ignoto al contempo fascinoso e temibile immediatamente commentato da un impennata della mia frequenza respiratoria tanto più evidente quanto amplificata dalle superiori capacità di trasmissione sonora dell'acqua.
Ero solo un ragazzo e solo dopo molti anni avrei imparato ad immergermi con l'uso dello scuba e delle bombole a ben altre profondità. L'esperienza del disorientamento è ora vissuta da me come un'esperienza di passaggio sempre molto intensa ma non più così panica perché conosciuta e ripetuta tante volte, perché esperita come un'esperienza parziale e non totale, comunque come un'esperienza a termine con un inizio e una fine e soprattutto alla fine della quale c'è in discesa l'apertura ad un mondo meraviglioso e in risalita il ritorno all'aria e alla terra.
I più recenti studi di psicologia fetale hanno dimostrato non solo che il feto, immerso com'è nell'amnios, è in grado di ricevere informazioni sonore sia dal mondo esterno che da quello interno al grembo materno, ma anche di memorizzarle e ritenerle per un periodo di tempo limitato dopo la nascita. La funzione di queste "memorie sonore" sarebbe proprio quella di consentire al feto, una volta nato, di percepire il mondo come un po' più familiare di quanto non sarebbe altrimenti, consentendogli per esempio di "riconoscere" la madre, i familiari o addirittura i modelli musicali e linguistici propri della sua cultura appena li incontra nella vita extrauterina.
Da un punto di vista sonoro il mondo del sommozzatore e quello del feto sono molto simili, se non altro perché, essendo entrambi immersi in un liquido, la trasmissione dei suoni avviene con le stesse modalità fisiche e quindi per conduzione ossea. Sott'acqua, proprio per l'inefficacia quasi assoluta dell'apparato uditivo umano, è possibile ricevere solo alcune delle componenti del segnale acustico, in particolare quelle captate dalla risonanza della scatola cranica che definiscono una conduzione ossea del suono, estremamente fisica e tale da generare un immaginario introspettivo e personale.
Se ci troviamo in un ambiente sconosciuto o, peggio, che non ci offre la possibilità di sfruttare i nostri canali sensoriali preferenziali, il nostro livello di allarme aumenta. Lo scopo è quello di permetterci di affrontare al meglio una situazione nuova, ma in alcuni casi può andare oltre l'intenzione e diventare disfunzionale.

L’immersione e il gruppo

L’immergersi è un'esperienza di indistinzione primaria, di indifferenziazione.
Per certi versi in acqua siamo tutti un po' più uguali . In acqua non vengono ben visti gli atteggiamenti individualisti che trasgrediscono le regole annunciate nel briefing pre-immersione a riguardo della scelta del compagno, della quota massima di profondità, della durata, della regola dei terzi d'aria nelle bombole, degli stop di decompressione. In condizioni non naturali, infatti, il legame di gruppo è sentito come una fonte di forza e rassicurazione, che permette solo a queste condizioni, l'esplorazione e la presa di contatto con dimensioni altre familiari e ignote al contempo, in condizioni di tranquillità e di benessere. I legami solidaristici in acqua fanno sì che la durata dell'immersione sia tarata sul subacqueo che ha meno autonomia e consumi, spesso ma non sempre il subacqueo meno esperto o meno allenato in quel momento della stagione.
Altra cosa è la subacquea tecnica ma soprattutto la subacquea tecnica estrema che può incrociarsi, secondo S. Capodieci ( 2008), con tratti di personalità narcisistici inconsapevoli (Gabbard, 1989), associati alla dimensione temperamentale grandiosità-esibizionismo.

L’assetto e lo stato mentale del subacqueo.

L'assetto è considerata la cosa più importante nell'immersione. Dalla capacità di saper usare l'assetto giusto al variare delle situazioni ( grotte, tunnel, relitti, correnti, pareti) è possibile riconoscere l'esperienza del sub. Come quest'ultimo non può essere dato una volta per tutte, ma cambiare a secondo della condizioni ( correggere l'assetto diventando più negativi per scendere (capacità negativa di Bion ?) o più positivi per risalire, stabilizzare l'assetto.
Una condizione mentale rilassata permette il funzionale controllo dell'assetto. Ogni turbamento mentale e fisico squilibra la posizione orizzontale e richiede un controllo cosciente manuale e/o respiratorio per riconquistarla.
Nella subacquea è fondamentale acquisire autocontrollo attraverso il controllo della respirazione e della frequenza cardiaca: ci si deve rivolgere anche qui ad altre branche del sapere per sviluppare queste capacità. L'insegnamento di Jacques Mayol, memorabile apneista francese recordman del mondo di apnea negli anni 60, accompagnato da Giancarlo Ricci, psichiatra della sua equipe non a caso, è stato questo: dalle tecniche yoga è possibile apprendere molto per migliorare lo stato mentale del subacqueo (ma non solo).
Man mano che procede la nostra esperienza di subacquei può (anche se non necessariamente) migliorare la nostra capacità di stare in gruppo: immergersi nell'ignoto, non poter barare con se stessi e non poter usare maschere sott'acqua se non quella di vetro e silicone, stare in ascolto di se stessi attraverso i segnali mentali e quelli corporei, infatti è fondamentale nella subacquea.
Per affrontare le difficoltà che possono insorgere in immersione è necessario conoscere i segnali premonitori(affanno, tachicardia) dello stress fisico e mentale. Le condotte impulsive vengono reputate molto pericolose per la propria e l'altrui incolumità e addebitabili all'emersione di patterns comportamentali arcaici di attacco o fuga assolutamente disfunzionali e inadatti al contesto. In tali condizioni, al contrario, ci si deve invece fermare, pensare e solo dopo decidere come agire, distaccandosi dalla concentrazione percettiva sul pensiero intrusivo della paura attraverso la concentrazione sul respiro e il suo rallentamento alla frequenza base. Nel training subacqueo rescue o di soccorso si impara che, se so come e quando farlo su di me, saprò come e quando intervenire sugli altri e viceversa. Nell'immersione subacquea, si passa repentinamente, nel momento della discesa in acqua, da una condizione mentale ad un'altra. Si passa da una postura verticale e di presenza di gravità ad una orizzontale e di assenza di gravità, da una condizione di respirazione automatica ad una di respirazione controllata, da una condizione di percezione uditiva e visiva ad un'altra, ecc. Tutte queste variazioni sono all'origine e/o si accompagnano ad un mutamento nel funzionamento mentale.
E' necessario ristrutturare il sistema attentivo per essere in sintonia col proprio mondo interno. Ma come può indursi e stabilizzarsi questo stato mentale particolare o stato di coscienza? Le tecniche che permettono di entrare in uno stato di flusso sono di tipo autoinduttivo e hanno, in generale, una stessa metodologia: quella, di concentrare l'attenzione su un campo di stimoli limitato (concentrazione sul respiro per es.). Nel mondo della subacquea, grazie al contributo di Jacques Mayol, abbiamo imparato a capire che le tecniche yoga possono essere molto utili ad entrare in un diverso stato mentale più funzionale di quello ordinario. La fase di passaggio è molto sentita dai subacquei ed è ritualizzata dal briefing pre-immersione e dalla preparazione dell'attrezzatura, dalla vestizione della muta, dal controllo della strumentazione ecc.
In acqua quando ci siamo tutti, diamo il segnale di ok e ci immergiamo: così nel gruppo quando uno dei membri inizia a parlare ci dà il segnale che inizia l'immersione e la discesa.
Così quando è finita l'immersione il conduttore avverte tutti che il tempo è scaduto e si ritorna in superficie alla vita di ogni giorno, si torna a casa da mogli, figli, genitori, solitudine, lavoro, ecc. Per usare una metafora che mi viene dalla mia esperienza di subacqueo si potrebbe dire che per immergersi è necessario poter contare sulla fiducia nel saper riemergere, sulla fiducia in sé stesso ma anche nella capacità e disponibilità dei propri compagni d'immersione di cooperare ai propri reciproci bisogni di sicurezza in un ambiente nuovo e potenzialmente ostile oltre che misterioso e affascinante.
Ancora un modo, in altre parole, per sottolineare la propria personale capacità d'autoascolto, che nella subacquea è di fondamentale importanza.

Guglielmo Campione
Medico Psichiatra, Psicoanalista, Subacqueo.
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