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| L’IMMERSIONE PRIMORDIALE NELL’AMNIOS E L’IMMERSIONE SUBACQUEA. |
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Guglielmo Campione
"Tutto é sorto dall’acqua,grazie all ’acqua ogni casa vivrà ! W.Goethe La prima esperienza degli esseri umani nel grembo materno è anche la nostra prima esperienza immersiva ed è la nostra prima esperienza uditiva in acqua. Per essere più precisi la modalità percettiva sensoriale primordiale è stata principalmente tattile, propriocettiva e uditiva.
Suoni, voci e rumori subacquei amniotici
Durante la gravidanza, i suoni vengono filtrati attraverso il liquido amniotico e si verificano modificazioni nelle vibrazioni sonore . I suoni acuti vengono trasformati attraverso questo effetto filtro, mentre i suoni superiori a 500 hertz restano invariati. Il feto sembra reagire più fortemente alle basse frequenze, come quelle del violoncello e contrabbasso, e meno a quelle di violini e flauti. I suoni bassi, vengono condotti per mezzo della conduzione ossea ed hanno secondo Tomatis un potere ipnotico e per certi versi paralizzante ed angosciante ,agendo prevalentemente sul labirinto, sull’autopercezione spaziale e sullo schema corporeo. La voce della madre si origina nella laringe, si diffonde lungo le vertebre per conduzione ossea , si diffonde nell’amnios e in fine giunge all’orecchio.
L’apprendimento della lingua è prima di tutto un apprendimento musicale prenatale avvenuto in immersione .
La mente va appresa. La natura non ci dà una mente per apprendere ma è l'effettivo processo di apprendimento che crea la mente. Così, la mente non è una conseguenza dell'evoluzione del cervello, ma il contrario. "Noi non impariamo l'esperienza, impariamo da questa esperienza." (Bion 1962)
L'unico modo che abbiamo di ripetere da adulti la prima immersione in amnios è l'esperienza di una "seconda nascita " attraverso le immersioni subacquee. Come fa notare Gargiulo :”I suoni delle piccole pietre o della sabbia, i movimenti dei pesci, la vibrazione dell’ acqua, attivano la memoria dell’esperienza acquatica primaria. Secondo Gargiulo mentre a terra, non sentiamo la resistenza dell'aria, in immersione, diversamente, sentiamo la presenza dell’ acqua attraverso la pressione sulla nostra pelle. Quest’esperienza percettiva prossimale ci obbliga a una percezione “dell’altro da noi” a cominciare dalle caratteristiche fisiche dell’ambiente . In acqua non possiamo continuare a coltivare l’ideale megalomanico ed egocentrico “dell’esistiamo solo noi”, così comune nella vita terrestre ! L’esperienza tattile subacquea della percezione della presenza e della pressione dell’acqua sulla pelle fa pensare a quello che Didier Anzieu ha descritto nel suo famoso saggio sull’Io-Pelle. L’esperienza sonora acquatica potrebbe essere stata primariamente un’esperienza tattile anche in osservanza agli aspetti ontogenetici ed embriogenetici che vogliono sia la pelle- il primo organo di relazione con il mondo –a formarsi per primo nascendo dallo stesso foglietto embrionario da cui originerà il sistema nervoso. In particolare,l’esperienza sonora della voce della madre potrebbe aver costituito una prima esperienza di abbraccio sonoro in grado di iniziare a definire dei confini mentali e somatici , una proto identità, un primo abbozzo dell’Ego . Attraverso il tatto, dunque, sentiamo prima e meglio l’esistenza dell’altro da noi ma anche la dipendenza e l’autonomìa da esso. Per tornare alla esperienza subacquea ,sentiamo maggiormente l’esistenza dell’acqua, dobbiamo costruirci sopra il nostro assetto immersivo (che i più esperti sanno bene non essere solo conseguenza di tecnica posturale ma anche di stato mentale-cardio-respiratorio) ma sentiamo anche i nostri potenti sentimenti di dipendenza dall’acqua e la possibile ansia che questo può generare . Da una parte l’origine irrazionale del panico, non spiegabile altrimenti con errori procedurali o incontri ravvicinati con specie marine pericolose o interpretate come tali o attraverso l’imbattersi in condizioni ambientali sfavorevoli come le correnti sottomarine ecc..), secondo me è imputabile ad un’ improvvisa riemersione di frammenti emotivi proto mentali ego distonici risalenti a esperienze emotivo traumatiche della madre trasmesse in amnios ( su cui sfortunatamente non abbiamo un gran controllo )e dall’altra ad una possibile riacutizzazione di conflitti inerenti l’area della dipendenza-autonomia . Se , infatti, la fisiologica interconnessione e interdipendenza degli esseri umani non viene accettata sufficientemente può non essere bene accetta neanche la fondamentale dipendenza della nostra vita dall’acqua nel periodo dell’immersione , originando vissuti claustrofobici generatori di panico (essere costretti a restare lì , in acqua, specie se a importanti profondità per il tempo consentito dalle tabelle di decompressione ecc.). Come diceva una volta un mio istruttore subacqueo, “dobbiamo imparare a soffrire di più lì in fondo” (cosa più difficile per i maschi, meno geneticamente dotati delle femmine dell’endorfine ansiolitiche e antidolorifiche ) perché se stiamo male in acqua in profondità non possiamo che dare fondo alla paziente accettazione della dipendenza forzata dall’ambiente in cui ci troviamo se vogliamo riemergere sani e salvi.
3) La mente , l’acqua e l’esperienza del galleggiamento secondo J.Lilly. Mi sembra interessante per un subacqueo interessato agli aspetti mentali di questa esperienza ,oltre che a quelli tecnici, proporre la conoscenza dell’esperienza di galleggiamento per quanto essa non sia un’esperienza immersiva, perché ritengo che essa abbia degli indubbi elementi in comuni con l’esperienza subacquea dal punto di vista mentale(la risposta parasimpatica di rilassamento per esempio) , sebbene l’esperienza del galleggiamento secondo Lilly si spinga ben oltre queste similitudini verso gli orizzonti della deprivazione sensoriale , della modificazione dello stato di coscienza e del funzionamento neurovegetativo. Lavorando nei laboratori del National Institute of Mental Health (NIMH), Lilly, psichiatra, psicoanalista e neurofisiologo (1915-2001)statunitense, trovò una grande vasca usata durante la seconda guerra mondiale per lo studio sui sommozzatori. Decise di adattarla ai suoi scopi al fine di studiare meglio gli effetti della deprivazione sensoriale sul cervello umano e sugli stati alterati di coscienza. Il dibattito scientifico a quell'epoca verteva sulla possibilità che il cervello umano smettesse di funzionare in assenza di stimoli sensoriali. Per investigare su questa possibilità, John Lilly cercò di trasformare questa vasca in uno strumento in grado di ridurre al minimo gli stimoli esterni. Originariamente la vasca permetteva allo sperimentatore di restare in una posizione verticale, ma successivamente gli studi proseguirono su una ad assetto orizzontale. La vasca era piena di acqua satura di sale solfato di magnesio, mantenuta costantemente a temperatura corporea in modo da eliminare la sensazione tattile. Il corpo dello sperimentatore si trovava così a galleggiare in assenza di gravità in un liquido isotermico. L'assenza degli altri stimoli veniva garantita isolando la vasca da luce e rumori esterni.” John Lilly sperimentò in segreto la vasca su se stesso, portando il suo organismo in assenza di stimoli per molte ore di seguito. Da queste esperienze capì che non solo il cervello non smetteva di funzionare, anzi il galleggiamento gli aveva conferito la sensazione di riposo più profonda che avesse mai provato. Inoltre in assenza di stimoli esterni il cervello tendeva a indurre uno stato onirico profondo, in cui a volte si manifestavano anche allucinazioni. Ulteriori esperienze gli hanno consentito di esplorare i recessi più profondi della sua coscienza, e di spingersi là dove pochi altri esseri umani hanno osato “Galleggiando,senza alcuna altra distrazione ci si inizia a concentrare subito sulle proprie percezioni interiori e ci si immerge nella propria mente. Dopo qualche decina di ore di esperienza, incontrai fenomeni che erano stati descritti in precedenza da varia letteratura. Passai attraverso stati come di sogno, stati come di trance, stati mistici. In tutti questi stati ero totalmente intatto, centrato; ero lì. In nessun momento persi la consapevolezza dell'esperimento. Una parte di me sapeva sempre che ero sospeso nell'acqua al buio ed in silenzio. Recenti ricerche mostrano effetti del galleggiamento sulla memoria e l’apprendimento : quando, infatti, i neuroni dei circuiti mnestici lavorano i sincronizzazione con i neuroni dei circuiti responsabili della produzione di onde elettroencefalografiche theta (risposta parasimpatica trofo-trofica di rilassamento, sogni ad occhi aperti, sonnolenza,modalità ideativa associativa,apprendimento e formazione della memoria ), pare che i ricordi possano presentarsi alla coscienza più vividi e duraturi. Le ricerche scientifiche hanno dimostrato che il galleggiamento aumenta la secrezione di endorfina, e ciò accade nel momento in cui diminuiscono i neuro-chimici portatori di stress, come per esempio l’adrenalina, nord-pinefrina, ACTH ed il cortisolo – sostanze che possono causare tensione, ansia e irritabilità, portare a ipertensione e ad un aumento del livello del colesterolo. Un’altra teoria neurochimica è quella endorfinergica. Quando una donna è incinta, produce una quantità di endorfina 8 volte maggiore al normale, per questo motivo il feto prova una beatitudine prenatale. Quando un soggetto prova l’esperienza del galleggiamento ed è sospeso nella parte densa, nella soluzione calda, circondato dal buio, il cervello rilascia endorfina: è possibile che questo stato neurochimico e lo stato somatico corrispondente possa far rivivere (l’esperienze della memoria implicita possono essere solo rivissute non ricordate nel senso classico del termine) percezioni somatiche arcaiche protomentali . Non è ricordare, è rivivere con il corpo (memoria implicita o procedurale , inconscio non rimosso di Mancia ). Il regista Ken Russell ha basato il suo film "Altered States" (1980)sulle scoperte di Lilly e Steven Spielberg ha più recentemente filmato in "Minority Report" (2002)tre mutanti che sono permanentemente immersi nel Tempio dei Precog , una tripla vasca di galleggiamento a forma di ipsilon (Y), al fine di migliorare la loro capacità di prevedere i crimini che stanno per accadere, altrimenti noto come, precognizione. Nei tardi anni cinquanta Lily indagò la comunicazione uomo-delfino, creando un centro, presso le Isole Vergini, nel quale avviare questo tipo di ricerca. Nei primi anni sessanta pubblicò del materiale in cui riportava che i delfini hanno la capacità di riprodurre gli schemi fonetici umani. Lilly sosteneva che "nella provincia della mente, ciò che si crede vero o lo è, oppure lo diventa entro limiti stabiliti per via empirica e sperimentale. Tali limiti sono convinzioni da trascendere", intendendo con questo che la mente umana non ha limiti e che qualunque convinzione non era che un limite che era possibile superare.
Guglielmo Campione
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